I “Fondali di corallo” di Rossella Scaramuzza ci invitano a immergerci in un mondo di emozioni profonde e stratificate, come i fondali che ispirano il titolo. Il corallo è qui a simboleggiare un ritorno ai ricordi, un ricercare in esso la vita; quella vita che s’intrude di acqua marina, la quale si posa e ritrae per poi sempre ritornare, magari mai uguale a se stessa, ma recando a riva scorie e storie del tempo e nel tempo. Questa raccolta di poesie è un viaggio sofferto nell’intimo dell’autrice, che si rappresenta come naufraga che ben conosce i venti, i quali, pur conoscendo lei, la scompaginano – o si fa scompaginare – in un caleidoscopio (“Sono fatta di tanti pezzetti / sparpagliati / rifratti / appuntiti / come pezzetti di uno specchio rotto…”) di sentimenti in cui ogni verso, ogni parola trasuda l’angoscia di un vivere vissuto e non vissuto, e al contempo trova una pace, vera o presunta, nel perdersi nell’infinito che il mare le porge e che lei accoglie; scorrerà tra le sue dita o sul suo corpo l’acqua dalla quale si lascia tergere, ma di questa sarà intrisa e giocherà con essa in un rimando di continui richiami ora amaramente dolci ora delicatamente salati, offrendosi come scoglio che si lascia lambire e avvolgere. (dalla prefazione di Bruno Mohorovich)






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